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domenica 26 ottobre 2014



In una giornata che, se non fosse per il vento gelido, sembrerebbe di metà primavera, devo salutare due amici.

Ciao Fabrizio. Anche se ci siamo conosciuti di sfuggita, qualche anno fa. Mi hanno informato di quanto accaduto, mi sembra ancora impossibile. Non si fa così. Mi spiace per te, per tua moglie, per i tuoi bambini. Ma perchè? Dopo una partita di calcetto. Io non ci voglio credere.

E ciao anche a te, Pinuccio. Per mio padre è stato un brutto colpo, non se lo aspettava. Anzi, proprio in questi giorni doveva passare a salutarti, su al paese dove abitavi,vicino alla chiesa. Non sapevamo che eri malato. Sai, un po' mi ci specchiavo in te. Quella tua malinconia, quella tua vita passata in solitudine. Avevi negli occhi qualcosa di lontano. Non lo so. Forse era solo tristezza. Ricordo che ultimamente facevi fatica a dormire, ed avevi gli attacchi di panico. Lasci un brutto vuoto. Non mi vengono altre parole.

lunedì 23 giugno 2014













Un'estate che deve ancora arrivare e che sembra appena finita.

Le giornate senza chiedere muoiono con me.

Una coppia in bicicletta sui venticinque. Arrancano fianco a fianco tra i ciottoli dello sterrato. Lei si ferma , è troppo stanca. Lui fa lo stesso e le passa una bottiglia d'acqua. Lei è bellissima.

 Sotto agli alberi, in riva al lago, il vento continua a spostare le pagine del mio libro.

Vecchi in mezze maniche siedono davanti alle porte dei bar.

Le scene al di là del parabrezza sembrano lontane, quasi come guardare una fotografia in bianco e nero.


Perché tu ci riesci ed io no?


I lunedì cominciano sempre di domenica pomeriggio. 

Ancora una volta, mi chiedo se qualcosa resta o tutto se ne va.

lunedì 2 giugno 2014




Se conoscessi la strada, me ne andrei lontano da questi posti fatti di nulla. Lontano da queste persone che da sempre mi circondano ma che non mi conoscono.

Forse un giorno il vento soffierà anche dalla mia, o forse un giorno sarò solo troppo stanco per dire un'altra volta "ancora"

Come all'inizo di ogni stamaledetta estate, come vorrei che tu fossi qui

lunedì 10 febbraio 2014

e rimane lì, a bagnarsi ancora un po', e il tram di mezzanotte se ne va, ma tutto questo alice non lo sa




Il "Cesare perduto nella pioggia", cantato da De Gregori nella sua "Alice", era Cesare Pavese, che da ragazzo, a Torino, aveva atteso invano sotto la pioggia, sino a mezzanotte, una ballerina della quale si era innamorato , alla quale aveva strappato un appuntamento presso la fermata del tram. Solo che la ballerina non si fece vedere, e lui si prese una pleurite che lo tenne lontano per un po' dai banchi di scuola. Frequentava la seconda liceo. Era il 1925.

Giornate inutili, vita inutile, pioggia incessante, strade allagate. Sono le 11 di mattina, al di là del parabrezza sembra notte. Tutto si confonde tra i riflessi delle pozzanghere. Curve buche camion rotonde. Fuori è un dramma in bianco e nero. E' il gennaio del 2014.

E' questa la vita, mi chiedo? Questo, significa vivere? Perché gli altri ci riescono, ed io no?

Come Cesare, oltre alla forza ho perso qualsiasi fiducia in me stesso. Come Cesare, niente o nessuno mi salverà dal mio oblio.

Una pastiglia di Lendormin. Sono le due di un pomeriggio fatto di fantasmi e neve marcia. Sino a stasera non voglio esserci. Per niente e nessuno. Speriamo faccia effetto.

domenica 20 ottobre 2013

Wuthering Heights


C’è la nebbia fuori, e le rose sono zuppe di pioggia. Settimana scorsa ho rispolverato un vecchio cd di Lene Marlin. Lo sto ascoltando di continuo, mentre sono in auto. Lo avevo comprato nel 1999, a 19 anni, per poi  tirarlo fuori occasionalmente. 

Ho dei ricordi piuttosto confusi di quel periodo. In estate credo ci fosse stata la maturità, poi in autunno mi ero iscritto ad economia. Eh già, se si potesse tornare indietro. Per gestire i dettagli. Non le scelte importanti. I dettagli. Sono quelli, che segnano la strada di ognuno di noi.

Mi telefona la hostess. Per dirmi cosa, per dirmi nulla. Semplicemente aveva voglia di parlare. Di ridere. Quando qualcuno ha voglia di ridere, chiama me. Niente di più paradossale.

Non ho dormito stanotte, e mi sento distrutto. Come già scrissi una volta, qui non arrivano gli angeli. Gli angeli coccolano i vincenti, i nati sotto la buona stella. Io ero uno che potenzialmente poteva scoparsi il mondo, che avrebbe potuto  prendersi tutto. Ed invece. La vita mi è sfuggita come sabbia tra le mani. E’ bastato un attimo.

Voglio dipingere questa maledetta stanza  di verde muschio, comprarmi una bella scrivania di cristallo, ed una poltrona nuova.

Cieli plumbei, strade diritte, facce umide. Un tempo  forse esercitavano anche un certo qual fascino su di me. Adesso sono il niente.


In fin dei conti, volevo solo vivere anch'io. 

lunedì 26 agosto 2013


Oggi non ci sono. Per nessuno. Nemmeno per me stesso. Soprattutto per me stesso.
Paura di prendere qualsiasi iniziativa. Anche la più piccola. Anche la più insignificante. Credo sia esaurimento nervoso. Prossima settimana cercherò di trascinarmi dal medico per certificarlo. E dammi sti antidepressivi, cristo, sono ormai tre anni che non riesco a dormire una notte tutta intera. Che cazzo di altra prova ti serve? Devo uccidere mia madre?

Facce voci  vite che mi passano di fianco. Rapide, veloci. Le guardo di sfuggita. Loro non guardano me. Loro non hanno né il tempo né la voglia . Perché dovrebbero?

Non ho un amico che non abbia fatto carriera. Me li ricordo tutti. Salvo un paio di eccezioni, non erano così più intelligenti di me. Sono quasi tutti sposati, casa,bambini,suocere,asili. Io non so. Io non so dove andare a sbattere la testa già di mercoledì. IO NON STO COMBINANDO NIENTE. IO NON STO ANDANDO DA NESSUNA PARTE. IO SONO UN MORTO VIVENTE, che è peggio che l’ essere morti del tutto. Se fossi morto del tutto almeno mi riposerei. Nella mia bella tomba. In questo  bel cimiterino di campagna che vedo dalla finestra dello studio. Sulla collina. In mezzo al niente. Coi muri bianchi. L’aria fresca.

Sono nervoso. Nervosissimo.  Ed esausto.
Una mail ad Alessia. Dall’altra parte del mondo. Mi ringrazia, se la sta passando bene.  Mi dice che sono il solo che la pensa, ormai dall’italia non le scrive quasi più nessuno.

Sì, la penso. Anche se siamo stati colleghi solo per un anno. La penso e mi manca. Vorrei che fosse qui, a raccontarmi qualcosa. Almeno lei.

lunedì 5 agosto 2013

e tutte le strade che dobbiamo percorrere sono tortuose, e tutte le luci che lì ci conducono sono accecanti





Un estate tanto invocata che non sa di niente. Arrivato alle ferie camminando sui gomiti. Sfibrato, l’aggettivo giusto. Come al solito, troppo stanco anche solo per riuscire a riposare.

Tantissima voglia di cambiamento ma nessuna di cambiare.

Il desiderio di fare un mucchio di cose nuove ma non provare neppure ad uscire di casa. Essere da tutt'altra parte senza alzarsi dalla poltrona. Doc, perchè non è possibile?


Ho già in testa settembre. Il rientro e le solite fregne.


Noel Gallagher che canta Wonderwall in questa versione inedita.

"And all the roads we have to walk along are winding
And all the lights that lead us there are blinding"

Come stavo cercando di spiegare.

domenica 14 luglio 2013

luglio col bene che ti voglio mi sembri settembre


C’è troppo caldo qui, mi dicono le due signore che oggi si allenavano in palestra.
“Ma voi di dove siete?”
“Noi siamo di Etiopia”.

“Credo sia la palestra dell’antifiga per eccellenza”, facevo notare a Ricky. Il quale a sua volta mi spiegava come non entri una ragazza presentabile neppure per chiedere un’informazione stradale..

Non viene più il ragazzino che avevo sempre tra i piedi, Leonardo si chiamava. Una volta gli ho detto “bravo”, non ricordo più per che cosa, e lui mi ha risposto che era la prima volta che qualcuno glielo diceva. Forse tornerà a settembre, quando riapriranno le scuole.

Non dovrei essere qui, oggi, a scrivere di questo. Ma sono troppo stanco per fare qualsiasi altra cosa. Forse prossima settimana prenderò qualche giorno di ferie.

Settembre. Se ci penso. È  fra due mesi. Ed  io  ho già il groppo in gola. 

lunedì 17 giugno 2013

domenica 9 giugno 2013

come ad ogni inizio estate...





Dalla finestra guardo questo cielo grigio, fatto di niente. Oggi proprio non ce la faccio. A raddrizzarmi. A mettere sui binari questa mia vita umida.

Mi domando come stavo ieri. Stavo esattamente così. Mi domando come stavo cinque anni fa. Stavo esattamente così. Solo che si arriva, prima o poi, inesorabilmente, ad un punto di saturazione, e credo che quel momento sia molto vicino.

Non c’è nessuno in casa. Ho voglia di buio. Ho voglia di silenzio. Ho voglia di essere da un’altra parte. Cercherò di dormire, almeno qualche ora,per recuperare un po’ di energie.

Domani  l’aereo, e poi sarà l’ennesima settimana, inventata, raffazzonata, in malo modo. Per prendere tempo. Sino a quando riuscirò. Me lo domando in continuazione. Sino a quando riuscirò?

Già.

Come ad ogni inizio estate, come vorrei che tu fossi qui.

lunedì 20 maggio 2013

Mondays



Piccola stella senza cielo. Oggi mi risuona in testa. Versione rigorosamente live. In mezzo a tutta questa gente. Sei tu che vuoi? No, ti assicuro, davvero, non mi frega niente.

Se potessi raccontarti. E riuscissi a farti capire. Solo una volta. Solo una dannatissima volta. L’ansia che ho dentro.

E la vita. Come sabbia tra le mani. Continua, anche senza di noi. Certo. Che siamo lontani, dannatamente lontani. Da qualsiasi situazione. Da qualsiasi, anche se piccola, illusione.

Dev'essere il prezzo che c’è da pagare per essere figli di un dio minore. Il mio è Crom. A volte lo interrogo. “Crom, verrà mai il mio momento?” 
Ma lui non risponde.

Non sono i lunedì ad essere pesanti. E’ tutto  il resto che fa schifo. 

domenica 5 maggio 2013

sunday morning (quale allegria)



Dissociazione :"in psichiatria accentuazione dell'insicurezza ontologica comune a tutti gli uomini, per cui anche in circostanze di vita ordinarie, un individuo può sentirsi più irreale che reale, letteralmente più morto che vivo, differenziato in modo incerto e precario dal resto del mondo, così la sua identità e la sua autonomia sono sempre in questione. Può mancargli la sensazione della continuità temporale; può fargli difetto il senso della propria coerenza o coesione personale. Si può sentire come impalpabile, e incapace di ritenere genuina, buona e di valore la stoffa di cui è fatto. Può sentire il suo io parzialmente disgiunto dal suo corpo"

Non servono molti altri sostantivi. Per descrivere questa domenica di maggio che sembra di inizio autunno. Per descrivere questi ultimi anni della mia vita,che proprio non ne vuole sapere di mettersi in carreggiata.

Mi piace molto questo pezzo dei Maroon 5, ma solo se cantata da Megan Nicole. La canzone non è particolarmente triste, ma lei ci mette una nota di malinconia, con la sua voce, che mi obbliga a riascoltarla di continuo. Credo sia la canzone giusta da dedicare a tutti quelli che, come me, sentono la mancanza di qualcosa. Che sia una persona, che sia un progetto, che sia un motivo. Non ha importanza. 

Peccato per il video, non c'entra davvero nulla col resto. Il video stona. E' troppo allegro. 

Ma quale allegria. Come invece cantava Lucio Dalla. 

lunedì 29 aprile 2013

il colore che ho dentro. Un anno dopo




Ciao Nan,sì qua è sempre uguale. Diciamo un po' peggio del solito, ma sono troppo stanco, anche solo per preoccuparmene.

Lo so che ho una voce triste. E' che vorrei cominciare a costruire qualcosa anche per me, che vada oltre il doversi inventare come arrivare alla fine della settimana. Qualcosa a lungo termine,capisci?

Ma non ci riesco. Non mi capitano le occasioni. Non mi metto neppure più a cercarle. NON NE HO PIU' VOGLIA.

Certo, vado sempre alla diga, ma non pesco quasi mai. Mi siedo e provo a catturare qualche raggio di sole di questa primavera che proprio non vuole arrivare. E le rose. Sono indietro, molto indietro. Ne ho quasi venti piante, ormai.

Sai. C'è un posto, lassù tra i boschi. Non mi trovereste mai.

mercoledì 13 febbraio 2013

guardano a turno il telefono sempre impassibile, il loro tempo si sbriciola,sembra passabile (Paolo Conte - Pesce veloce del Baltico)


Qua nella terra dove tutti sono brutti la gente è strana. Le persone che incontri, con le quali hai a che fare, sembrano non aver voglia di fare un cazzo. Il calendario alla reception è fermo a gennaio anche se siamo alla seconda del mese successivo. C’è un certo Gaetano che avrà diciotto anni e  che mi consegna la chiave  della stanza. Siede su di una sedia che sembra uscita da un salotto medioevale. Quando indietreggia ne deve far scivolare i piedi sulla moquette rossa, che si lacera. Lo schienale è reso più comodo da una specie di cuscino preso da chissà dove e legato malamente all’intelaiatura. Mi chiedo perché non vogliano usare una normale sedia da ufficio, con rotelle e schienale regolabile.
Non so, questo posto mi sa tanto di Russia post perestroika. Ma gli anni 90 sono finiti. Da un pezzo. Nel '90 avevo dieci anni. Adesso ne ho 33. Mah.

Ci sono boschi a perdita d'occhio e strade che li attraversano, e  pascoli con cavalli bassi e poi campi di grano che cresce, ma non è quello di cui ho bisogno.
Fuori piove ed un vento gelido porta la neve contro il vetro della mia auto.

La fornace è enorme e deserta. Giro negli uffici vuoti sino a quando non arriva un tipo a spiegarmi che sono tutti a casa, in attesa di nuovi ordini dalla sede centrale. Non possono che aspettare.

Invio un messaggio col cellulare, ma nessuna risposta. Ne invio un altro, ma come prima. Guardo il telefono,sempre impassibile.
Mi chiedo cosa sto facendo qui, in mezzo a questo niente,sotto questa pioggia ghiacciata.

Mi vengono in mente Emanuele,Luca,Monique,Chiara,Alessia, Enrico,pure mia sorella. E sono sicuro che in questo momento loro non stanno certo pensando a me. Eh già,saranno impegnati con i loro lavori, le loro famiglie,le loro cose. Perché dovrebbero pensare a me? Si stanno salvando. Loro si stanno salvando. 
Io no.

Nella trattoria dove ceno osservo al tavolo quattro ucraini, credo facciano i muratori. Uno è un ragazzone sui 100 chili e dai capelli a spazzola. Parla bene l’italiano. Sono tutti in maglietta a mezze maniche. Scherzano tra di loro, ordinano tagliatelle al ragù, e poi non so.

Al mattino ci sono un paio di tecnici che fanno colazione nello stanzone semibuio. Chissà quanta gente dev’essersi seduta a quei tavoli, nei tempi migliori. Quanti venditori come me. Oggi siamo in tre. Forse quattro, ma non di più. Gaetano prepara i caffè,nessuno che abbia voglia di parlare.

Armeggio con la tastiera del cellulare. Invio un messaggio,guardo il telefono. Sempre impassibile. Il tempo si sbriciola, ma non abbastanza. Mi chiedo ancora cosa sto facendo qui. Penso alla  piega che ha preso la mia vita. Penso a come la vita sia fatta di coincidenze, momenti, situazioni, piccole cose che la indirizzano inevitabilmente verso certe direzioni. 

Cerco la forza che avevo dentro qualche anno fa. 
Oggi non la trovo. Nemmeno un po’. 
E la fortuna conta sì, la fortuna è determinante. La fortuna di aver fatto la scelta giusta. Ma davvero ho potuto scegliere?

Nel '90 avevo dieci anni. Adesso ne ho 33. Mah.

martedì 25 dicembre 2012

vi auguro zero di questi giorni


Mai così tanto mi sono sentito esausto.

Mai così tanto ho desiderato essere da un’altra parte, senza persone attorno.

Mai così tanto ho desiderato che fosse tutto diverso.

Mai così tanto avrei voluto una parentesi di una mezz'ora, da vivere senza l’ansia che mi attanaglia il respiro. Da vivere senza doversi convincere che si desidera quello che già si ha.

Natale 2012. Sotto un cielo di grigio infinito. Mi sanguina l’anima. 

domenica 28 ottobre 2012

l'è tut un tribulà





Ci sono 5 gradi fuori, ed un vento gelido che spazza qualsiasi cosa. La signora ha quasi settantanni ed è venuta a trovare i figli in Italia, dall'Argentina.  Parla solo castigliano stretto, ed ha un tono lieve e malinconico di chi nella vita ha sofferto anche troppo. Mi spiega che le piacciono le rose ma non riesce a coltivarle nel suo giardino perché le fa troppo male la schiena.

Ogni tanto qualcuno telefona per un saluto, e mi aggiorna.
Andrea si è sposato due anni fa ed ha una bambina.
Rosita ha avuto un bimbo.
Marco non si capisce,faceva discorsi strani, se n’è andato e forse ha aperto una gelateria.
Robi convive ed ha avuto una bambina.
Enri si è sposato un paio di anni fa.

Io a tutta questa gente non invidio né il fatto che si sono sposati, né il fatto che hanno avuto dei (bleah) bambini. Io semplicemente darei qualsiasi cosa per avere un po’ della loro serenità.


“Meglio essere infelici sui cuscini di una Rolls Royce che sulle panchette di un tram”, diceva Aristotele Onassis. Non centra molto con tutto questo, ma mi piaceva come frase.

Tribulà invece era il soprannome del Flavio, quando era un ragazzo, su nel cuneese. Perché era tutto un tribolare. Un dover fronteggiare ostacoli.

Mi ci vedrei bene anch'io con quel soprannome. “L’è tut un tribulà”. Certo, almeno lui poi i soldi li ha fatti, e qualche modella se l’è pure scopata.

E poi la domenica che dura anche un’ora in più. Una volta avrei detto, fosse sempre così. Oggi non lo so. Non so niente. Dentro sono troppo stanco.

Anima Fragile in sottofondo.

"E la vita continua anche senza di noi
noi che siamo lontano ormai
da tutte quelle situazioni che ci univano
da tutte quelle piccole emozioni che bastavano
da tutte quelle situazioni che non tornano mai"

Ecco. Come scrissi una volta. Emozioni che magari non bastavano, ma che almeno scaldavano un po'.

lunedì 8 ottobre 2012



Come quando dentro non si può più aspettare qualcosa che non arriva. Come quando fuori piove. Come vivere su di un vascello che sta imbarcando acqua. In mezzo ad una tempesta. Destinato ad affondare, solo questione di tempo. Mi sembra di essere tornato ad ottobre 2009. Rileggo quelle righe. Sembra oggi. Sembra adesso. Un salto indietro di tre anni.

Mi domando come faccio ancora a reggere. Certe delusioni. Certe ansie. Certe cadute. Mi sento addosso centomila anni. Centomila.

E la luce che ho dentro è quella di una candela che, con la forza della disperazione, riesce a resistere al vento. La fiamma tremula rimane accesa sino a quando non si consuma la cera.

Consumato. La parola che cercavo. 


mercoledì 3 ottobre 2012

AUTUMN IN BUSALLA



Le intro di certe canzoni non dovrebbero finire mai. Dovrebbero semplicemente ESSERE la canzone, penso mentre sto ascoltando “She’s the One”.
Robbie, dovevi fermarti alla quarta strofa. Stop. Ed invece hai voluto fare lo sborone, rovinando tutto.
Così come certe storie. Che dovrebbero essere LA STORIA. Che dovrebbero durare per sempre. Ed invece.

“Da Franco” siamo ancora in provincia di Alessandria, dunque Piemonte, ma tutti parlano ligure. Perché ognuno fa le sue scelte di vita e se ti capita di vivere in un paesino dell’Appennino al confine tra Piemonte e Liguria, scegli necessariamente di essere ligure. Se vivi in un paese in mezzo ad una risaia al confine tra il Piemonte e la Lombardia, scegli necessariamente di essere lombardo. Essere piemontesi evidentemente non fa tendenza.

Comunque si mangia bene e non si spende molto. I “Rappresentanti di tutto il mondo unitevi” si fermano qui per mangiare, ma dopo le 13.30. Io per quell'ora ho già finito da un pezzo. Perché ho le mie nevrosi, come le star, dunque o mangio alle 12 in punto, o ti spacco la faccia.

Il signore brizzolato sulla sessantina non riesce a tenere gli occhi aperti. Fa il medico e sono parecchi giorni che non dorme. Tagliolini al cinghiale, acciughe fritte, mezzo di rosso, caffè + mezzo bicchiere di Fernet. Se gli fanno il palloncino si prende i domiciliari. Non vorrei mai essere operato, da un medico che sceglie un menù del genere.

Qui nel parcheggio di terra bianca il tempo sembra dilatarsi,gli alberi non hanno ancora perso una foglia, c’è un sole meraviglioso ed un’aria fresca a ricordare certe giornate di inizio primavera.Che non dovrebbe essere così. L’autunno non dovrebbe essere la stagione delle domande. L’autunno dovrebbe essere la stagione delle certezze. La stagione di “quello che si poteva fare è stato fatto,adesso vediamo di chiudere l’anno con l’animo in pace”. La stagione di Lei che era bellissima e di Te che non ti scorderai tanto facilmente  quegli occhi di cielo e  quei baci dati senza pensarci troppo. La stagione del “Ti voglio qui, adesso,con me”.

Invece niente di tutto questo. Almeno, non per me. Se lo è per qualcuno, sono contento, non è che mi dispiaccia. Dico solo che non lo è per me. 

lunedì 17 settembre 2012

compagni di niente


Beh non eravamo in molti ad avere la stessa età, anche perché il paese era piccolo. Ed è piccolo ancora adesso, anzi forse addirittura di più, con le villettine dal giardino in ordine su cui campeggia la scritta vendesi/affittasi. Mah.

Comunque, dato che mi ha incontrato mentre passavo di fianco alla sua cascina ed è stato per parecchi anni il mio miglior amico, sino a quando poi l’università non ha diviso le rispettive strade, ci teneva a farmi vedere l’attrezzatura.

Quattro cingolati di cui uno funzionante, tre trattori gommati a pezzi, più un bulldozer che adesso non va in moto, ma che se si  trova un meccanico in gamba, vedi come parte. E con quella lama davanti può spianare qualsiasi collina.

“Ma ti capiterà di usarlo massimo una volta ogni 2 anni”
“No no, vedrai, con questo è come guidare un carrarmato. Peccato che non vada in moto,altrimenti te lo facevo provare. Dovresti sentire il rombo. Non ne fanno più, di motori così”.

“E il lavoro come va?”
“Quest’anno ho fatto 4 mila ballette di fieno, poi quasi 100 quintali di grano, adesso comincia la vendemmia ma sono stanco”

“No, intendevo il lavoro allo studio di ingegneria”

“Ah ma non ti ho fatto vedere il Fiat. Ha solo 5 mila ore. Non è recente, ma quando ha un problema io non sono capace di aggiustarlo. Il resto lo aggiusto tutto io, ma questo non sono capace.”

Non lo so. Ho l’impressione che, lungo la strada, si sia perso anche lui.