martedì 25 dicembre 2012

vi auguro zero di questi giorni


Mai così tanto mi sono sentito esausto.

Mai così tanto ho desiderato essere da un’altra parte, senza persone attorno.

Mai così tanto ho desiderato che fosse tutto diverso.

Mai così tanto avrei voluto una parentesi di una mezz'ora, da vivere senza l’ansia che mi attanaglia il respiro. Da vivere senza doversi convincere che si desidera quello che già si ha.

Natale 2012. Sotto un cielo di grigio infinito. Mi sanguina l’anima. 

giovedì 22 novembre 2012

I ran the cow into the garden




“Mi è scappata la vacca in giardino”. Dalle mie parti significa che ormai non ce la si fa più. Non se ne ha più voglia. Si è esausti.E' troppo difficile ormai andare avanti, ma non si cercano neppure più alternative. Perché non se ne trovano. Perché non ce ne sono.

Me lo ha detto oggi il mio ex compagno delle elementari e medie (http://bocconianialprozac.blogspot.it/2012/09/compagni-di-niente.html). 

L'ho trovato per puro caso nel   parcheggio di un centro commerciale ormai in disuso, seduto sulla sua vecchia fiat Bravo azzurrina, un po’ scassata. Aspettava un cliente da portare in un cantiere. 

"Mi è scappata la vacca in giardino". Non mi guarda, fissa il cruscotto, sospira. "Dicono che forse nel 2014 ci sarà un po' di ripresa, ma..."
"...Ma ci sono le stesse probabilità che domani, uscendo di casa, incontri Darya Klishina che mi implora in ginocchio di scoparla", proseguo io.

E scoppiamo a ridere. 









mercoledì 21 novembre 2012

ASPETTANDO NEL SOLE

Bellissima. L'ho sentita oggi per radio, non la conoscevo. E cosa volete che vi dica, sarò un ignorante. 



It's rainin' but there ain't a cloud in the sky 
Must of been a tear from your eye 
Everything'll be okay

lunedì 19 novembre 2012

a chieder sempre per favore mi dai ?



“Brava Giulia” di Vasco è una canzone che mi piace molto, dev'essere  per la  frase “Voglio ridere come se/come se ridere di per sé/ bastasse già a risolvere..........gli ERRORI".

Credo voglia essere un inno alla capacità, che certe persone hanno, di sbattersene i coglioni qualsiasi cosa accada, di vivere alla leggera.

Queste persone le ammiro e le invidio illimitatamente  allo stesso tempo, perché sono sicuro che non potrò mai essere come loro. Ma vorrei. Dio solo sa quanto vorrei.

domenica 28 ottobre 2012

l'è tut un tribulà





Ci sono 5 gradi fuori, ed un vento gelido che spazza qualsiasi cosa. La signora ha quasi settantanni ed è venuta a trovare i figli in Italia, dall'Argentina.  Parla solo castigliano stretto, ed ha un tono lieve e malinconico di chi nella vita ha sofferto anche troppo. Mi spiega che le piacciono le rose ma non riesce a coltivarle nel suo giardino perché le fa troppo male la schiena.

Ogni tanto qualcuno telefona per un saluto, e mi aggiorna.
Andrea si è sposato due anni fa ed ha una bambina.
Rosita ha avuto un bimbo.
Marco non si capisce,faceva discorsi strani, se n’è andato e forse ha aperto una gelateria.
Robi convive ed ha avuto una bambina.
Enri si è sposato un paio di anni fa.

Io a tutta questa gente non invidio né il fatto che si sono sposati, né il fatto che hanno avuto dei (bleah) bambini. Io semplicemente darei qualsiasi cosa per avere un po’ della loro serenità.


“Meglio essere infelici sui cuscini di una Rolls Royce che sulle panchette di un tram”, diceva Aristotele Onassis. Non centra molto con tutto questo, ma mi piaceva come frase.

Tribulà invece era il soprannome del Flavio, quando era un ragazzo, su nel cuneese. Perché era tutto un tribolare. Un dover fronteggiare ostacoli.

Mi ci vedrei bene anch'io con quel soprannome. “L’è tut un tribulà”. Certo, almeno lui poi i soldi li ha fatti, e qualche modella se l’è pure scopata.

E poi la domenica che dura anche un’ora in più. Una volta avrei detto, fosse sempre così. Oggi non lo so. Non so niente. Dentro sono troppo stanco.

Anima Fragile in sottofondo.

"E la vita continua anche senza di noi
noi che siamo lontano ormai
da tutte quelle situazioni che ci univano
da tutte quelle piccole emozioni che bastavano
da tutte quelle situazioni che non tornano mai"

Ecco. Come scrissi una volta. Emozioni che magari non bastavano, ma che almeno scaldavano un po'.

mercoledì 24 ottobre 2012

CORRI E FERMA QUEL TRENO


Ferma con quelle tue mani il treno Palermo-Francoforte, 
per la mia commozione 
c'è un ragazzo al finestrino, 
gli occhi verdi che sembrano di vetro 
corri e ferma quel treno 
fallo tornare indietro

lunedì 8 ottobre 2012



Come quando dentro non si può più aspettare qualcosa che non arriva. Come quando fuori piove. Come vivere su di un vascello che sta imbarcando acqua. In mezzo ad una tempesta. Destinato ad affondare, solo questione di tempo. Mi sembra di essere tornato ad ottobre 2009. Rileggo quelle righe. Sembra oggi. Sembra adesso. Un salto indietro di tre anni.

Mi domando come faccio ancora a reggere. Certe delusioni. Certe ansie. Certe cadute. Mi sento addosso centomila anni. Centomila.

E la luce che ho dentro è quella di una candela che, con la forza della disperazione, riesce a resistere al vento. La fiamma tremula rimane accesa sino a quando non si consuma la cera.

Consumato. La parola che cercavo.